La prima parte, legata alla II, non me la ricordo. Le altre tre si svolgono così.
PARTE II: sono in macchina con filippo, tipo in una Panda o cmq sia una macchina un pò squadrata e non tanto comoda senza comfort come climatizzazione e simili. La macchina è spompata e dobbiamo salire questa strada tutte curve su una montagna. Questa volta è sicuramente una salita. Io sono passeggera, e filippo guida cercando di non frenare per non perdere quel minimo di slancio. Ogni curva sembra essere l'ultima prima che la macchina si fermi, ma miracolosamente fra le risate miste a preoccupazione arriviamo quasi in cima, fino a quando ci accorgiamo che la strada si perde, la salita è diventata troppo ripida e rischiamo di rotolare giù dal monte. Fortunamente la macchina fa una specie di testacoda e ci fermaimo un pò in equilibrio, ma fuori pericolo, lì in cima con i ciottoli che rotolano giù. Pensiamo "e mò che cazzo facciamo?" ma il sollievo di essere ancora vivi prende il sopravvento e ci viene da ridere anche se siamo allucinati.
(Spiegazione: troppo Mario Kart prima di andare a letto)
PARTE III: sono a casa di alberta a londra con filippo, ma allo stesso tempo stiamo cercando di organizzarci per andare a londra a casa di alberta. alberta e il suo quasi marito sono a casa con noi e fili e io siamo lì con il calendario a mettere le croci sui giorni.
Decidiamo una data e calcoliamo 3 giorni di soggiorno, ma mi accorgo che sono vicinissimi ai giorni in cui dovrei andare sempre a londra ma con roberto. Cerco di spostare pensando, ma cazzo non sarebbe più semplice se roberto venisse su senza creare tensioni e stare tutti insieme un giorno? Ma so che non è possibile. Decido quindi di tornare giù x 1-2 giorni e poi risalire con roberto. Però la faccenda si complica, sì perché roberto ha bisogno di andare intorno al 25, e filippo ha un colloquio a londra anche lui in quei giorni. Non ne vengo a capo.
(Spiegazione: non riesco ad organizzare il capodanno, e non riesco a decidere nemmeno con chi passarlo)
PARTE IV: è la notte di capodanno. Sono in giro in una città che non riconosco con Filippo, Norman e un'altra ragazza che adesso non ricordo più, ma doveva essere o una collega o un'amica di amici, con la quale quindi non ho intimità ma che cmq sia conosco.
La città a tratti sembra Barcellona, ma assomiglia più a una città di mare, con le stesse piante che escono dalle villette, e i muri bianchi di mattone per le strade strette. Non abbiamo una vera meta, almeno sicuramente non io.
EXCURSUS: Ci ritroviamo prima in un ristorante dove qualcuno mangia delle cicche. Me ne offre una e io quasi soffoco per l'odore pungente che esce dal pacchetto. Come se fosse una polvere che mi chiude la gola o i polmoni. Non riesco a respirare ma cerco di mantenere la calma e mi ricordo quello che mi ha detto il dottor Costa. Al massimo svengo e poi riprendo a respirare, penso. Non mi faccio prendere dal panico e piano piano riprendo a respirare.
Passo il pacchetto di cicche alla ragazza che non ricordo, e anche lei smette di respirare. Le dico di stare calma, che è successo anche a me, che è colpa della polvere delle gomme e che mantenendo la calma avrebbe ripreso a respirare anche lei. Ma niente, non succede nulla, lei casca a terra, non respira e non migliora. Io mi chino su di lei, e dico a Filippo: bisogna farle la respirazione bocca a bocca. Nessuno è preoccupato, e tutti mangiano fregandosene intorno a noi. Anche filippo accenne una respirazione ma ha la cicca in bocca e lo fa senza convinzione. Capisco la gravità della situazione, mi giro e urlo "c'è un dottore in sala?" Lucidamente esco dal sogno pensando: si, in sala.. come nei film.. Nel casino del ristorante sotto al porticato coperto dall'edera in un clima estivo nessuno mi presa attenzione. Urlo di nuovo e due o tre persone alzano la mano mentre mangiano spaghetti, abbronzati e con i golf di cotone bianco legati sulle spalle. Chiedo quasi implorando a uno di loro di venire a dare un'occhiata. Penso che la ragazza rischi davvero di morire, il dottore si avvicina e dopo qualche secondo prende una farfallina con le mani e la allontana dal corpo della tipa, che riprende subito a respirare ormai cianotica.
Il dottore mi guarda e mi dice che è una farfallina particolare che in certi soggetti può creare questo tipo di allergia. Mi dice che basta prenderla delicatamente con due dita e far uscire il sottilissimo pungiglione dal tessuto e dalla pelle.
Capisco che sarei potuta morire anche io, che sicuramente avevo avuto la stessa reazione allergica e che le cicce non c'entravano. Penso alla frase che avevo detto il giorno prima scherzando (nella realtà): che se fossi morta avrei lasciato tutto a Valda.
(Spiegazione: quando ero malata di testa mi strozzavo spesso rischiando di soffocare. In questi giorni ho un pò di ansia e quindi associo le sensazioni).
RITORNO ALLA PARTE IV: Filippo, Norman ed io non sappiamo dove andare a dormire, ed è sempre la notte di capodanno. In una stradina stretta, sempre con i muri bianchi troviamo una ragazza punkabbestia con il suo cane, tipo labradorm cucciolo che
mi slata addosso, ma non tanto per giocare, ma più per aggredirmi. Decidono di fermarsi lì a dormire anche loro, e io penso CAZZO, ma so benissimo che non ci sono altri posti. Cerco un angolo riparato dal vento, proprio difronte alla punkabbestia e al cane. Lei è brutale e scazzatissima. Mentre mi metto giù cercando di assemblare qlc che funga da sacco a pelo, assolutamente a disagio, ci dice tipo che sta x morire, o che deve partire e non sa se riuscirà a tornare.. e che insomma dovrà abbandonare il cane. Lo da per deciso ormai, non cerca la soluzione, ce lo dice solo x' stiamo chiaccherando. Allora guardo il cucciolo color panna, mi avvicino, e mentre penso "poverino", lui diventa amichevole. Penso: lo tengo io.
(Nessuna Spiegazione)
FINE
Il momento dopo Vincent mi dà qualche piccola dritta su come prendere l'onda, io non gli lascio finire la frase e comincio a remare con le braccia mentre vado verso il largo. Immediatamente, ma anche naturalmente, il mare cambia, diventa quasi nero e burrascoso, il vento si alza e anche io mi alzo in piedi sulla tavola per prendere l'onda che arriva. Con mio enorme stupore, incitata da mia sorella entusiasta, riesco bene nel movimento ma mentre mi giro per surfare l'onda, il vento mi porta in cielo, insieme alla tavola, e mi lascia sospesa per qualche minuto.
Loro mi guardano senza stupore mentre io ho paura e non so che fare per come scendere mentre fluttuo nell'aria. Quindi mollo la tavola, che vola via trasportata dal forte vento, e io finalmente riscendo giù dopo qualche sali e scendi. Tutti immediatamente si chiedono perché abbia fatto una tale stronzata e il clima rilassato delle risa di mia sorella che imparava lo sport, sparisce all'improvviso. Vincent nuota veloce cercando di rincorrere la tavola che va sempre più al largo. Anche io provo a nuotare e a prenderla ma, come già so, non sono abbastanza allenata e veloce. Alla fine lui la afferra e io tiro un sospiro di sollievo.I hate them all