PARTE I: Sono a conoscenza dell'esistenza di un serial killer che gira nel quartiere o cmq nella mia città.
Torno a casa con qualcuno, forse mia sorella, e quando arrivo all'ascensore vedo che è bloccato al primo piano. Salgo le scale e vedo che l'inquilino del primo piano spunta leggermente fuori dalla porta di casa sua che è aperta. Capisco che l'ascensore l'ha bloccato lui volutamente e mi viene il sospetto che il serial killer sia lui. Retrocedo lentamente e lui esce di casa. E'
Platinette, con i capelli biondi (ma non platino) e la sua stazza robusta.
Scappo fuori e Platinette mi insegue. Per qualche motivo non riesco ad andare via, e cerco di non fargli capire che ho paura e che ho capito chi sia. La situazione è sempre più tesa, io urlo e chiedo aiuto, ma è notte e quandi nessuno si affaccia. Finalmente qualcuno appare a una finestra, e io urlo ormai quasi senza voce. L'uomo, o la donna, non vedo bene, sembra capire e chiama i soccorsi senza intervenire direttamente. I soccorsi non arrivano e io cerco di perdere tempo per rimanere viva.
FINE
PARTE II: Sono in macchina con mio padre, mia sorella e Vincent. Siamo nell'Audi A3, tutti seduti sul sedile posteriore a parte mio padre che guida. Percorriamo più volte la strada che costeggia un
cimitero pieno di alberi, molto bello. La strada sale su una collina e la nostra strada è a picco sul ciglio, senza nessuna protezione o guard rail. Passiamo davanti a un cartello che indica in francese il cammino interno al cimitero percorribile in auto. Chiedo di prendere quella strada, forse nel cimitero è sepolta mia madre, ma non sono sicura. Chiedo di farlo perché è molto bello, con tutti
gli alberi con le foglie grigie che si chiudono sopra di noi. Mio padre però sta andando troppo veloce e non fa in tempo a girare.
Non arriviamo da nessuna parte, e siamo sulla strada del ritorno, questa volta con il cimitero sulla sx e il vuoto con il mare sotto sulla dx. Chiedo ancora di prendere la strada interna, ma mio padre non si ferma, e la situazione mi è già nota, di una richiesta che non viene esaudita in apparenza per la fretta ma in pratica per nessuna ragione. Superato lo svincolo mio padre accelera ancora, mia sorella inizia a dire RALLENTA urlando ma quasi per scherzo, fingendo di avere paura ma allo stesso tempo fidandosi. La macchina prende troppa velocità, la curva è troppo lunga e voliamo giù dalla collina, con la macchina che si gira in aria. Tutto diventa rarefatto e
la scena è al rallenty. Io sono lucida e prima di toccare il mare dico VI VOGLIO BENE perché so che probabilmente saranno le ultime parole che dirò prima che qualcuno di noi, o tutti, moriremo.
La macchina tocca il mare e inizia ad andare a scendere verso il fondale, io ho il finestrino aperto ma poiché siamo in tre seduti dietro non ho abbastanza mobilità per muovermi agevolmente. Riesco finalmente a girarmi e ad uscire dal finestrino. Vorrei aprirlo di più per essere sicura di riuscire a far passare anche gli altri, ma è impossibile. Tiro via mia sorella e Vincent prendendoli x la maglietta e li faccio salire in superficie. La macchina non scende più, è come se il tempo si fosse fermato per un attimo. Non so come raggiungere mio padre che è più grosso ed è seduto davanti. Alla fine qualcuno, o qualcosa, forse Vincent, benché fosse già fuori in teoria, mi aiuta a scastrarlo e porto in salvo anche lui.
Nuoto verso la riva trascinando i corpi, non capisco quanti di loro stanno nuotando e quanti siano svenuti. So che dovrei controllare se respirano ma non so proprio come fare, in alto mare.
FINE