el barrio

martedì, 30 gennaio 2007

Sogno del 29.01.07 - Brunette

Ieri sera ho mangiato al MacDonald e presa da angoscia x la linea sogno questo:

Mi sveglio la mattina, coem faccio tutte le mattine e mi vado a pesare. So giò che sono ingrassata, e ho giò in mente il piano di attacco x rimettermi a dite come cristo comanda. Mi peso e sulla bilancia leggo BRUNETTE. Non sono stupita, è come se fosse comparso 47 kili, invece dei 46 che peso o dei 44-45 che vorrei pesare.
Mi dico, cazzo lo sapevo... è la prima volta che lo vedo scritto, sono ingrassata.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore gennaio 30, 2007 10:42 | link | commenti (2)
categorie: sogni, dieta, bilancia, brunette
lunedì, 29 gennaio 2007

Sogno del 28.01.07 - Licenziata

Sogno diverse cose, sta mattina le avevo ben chiare in mente ma non ho potuto scriverle e sono andate perse. Ricordo sicuramente questa parte:

PARTE I:
Mi licenzio dal mio lavoro per andare a lavorare in un'altra piccola impresa (non so che cosa produca). L'ufficio nuovo è tutto un sali e scendi di scale, una parte potrebbe anche essere stata su un ramo di un albero. Do il mio preavviso di un mese e quindi di giorno lavoro ancora nel mio vecchio posto di lavoro (reale) e la sera inizio a farmi vedere al lavoro nuovo. Quando ormai mancano 2 o 3 giorni allo scadere del mio mese di preavviso corre voce che la nuova impesa stia chiudendo: tutti licenziati.

Penso fra me e me a una scappatoia, ma sono nella merda. NOn posso chiedere al vecchio lavoro di riassumermi, un pò x orgoglio un pò perché penso che non mi riprenderanno così facilmente. Penso al fatto che devo mantere mia sorella e il ragazzo francese che vivono ormai tutti da me. Non so come fare, e alla fine mi viene in mente che l'unica è fargli trovare un lavoro anche a loro, uno qualsiasi, in modo da dividere in tre l'affitto e uscirne viva.

PARTE II: Sono a Roma, la mia amica Laura ha la gamba rotta e voglio andare a trovarla. Sono a casa mia a Balduina. Sono a piedi perché non abito a Roma da anni, prendo il 990 e scendo a Piazza Giovenale. Una volta lì non so bene dove andare perché non abitando più a Roma da anni non ricordo più bene le strade, e poi Laura abita lì da poco. Incontro qualcuno che conosco un pò e mi dice che starda prendere. E' tutto un sali e scendi e viette che girano, come in effetti è Balduina. Passo sotto casa del Danz e mi ricordo di una volta nella quale ero andata a trovarlo e erano successe delle cose un pò strane con il padre del Danz e Carlotta la sorella (in realtà è un altro sogno fatto precedentemente, ma in questo è come se fosse un ricordo di una cosa accaduta in questa realtà parallela). Cammino e finalmente, stanca e con un pò la paura di aver allungato e essermi sbagliata di strada 15 volte, trovo la casa.
Salgo ma non so per quale motivo devo\voglio andare via dopo poco.

BUCO

Sono a casa di altri amici che però non conopsco da tanto tempo o tanto bene. Siamo circa 4. Uno di loro si sta allenando per fare l'agopuntura, ma in realtà non ha mai fattos tudi, è solo x cazzeggiare. Mi infila degli aghi nelle dita, ma non riesce a infilarli bene. Lo aiuto dicendogli come faceva il mio agopuntore cinese Peter Pan (veramente). Gli aghi sono troppo grossi, sono degli aghi normali tipo da lana, e non da agopuntura. Mi fanno anche un pò male, ma me li infilo bene nel dito girando e restano attaccati pendendo pesantemente. Subito dopo, con qlc ago nella mano, mi vengono due semi attacchi di panico (sempre nle sogno) e penso: merda era tanto che non mi venivano! poi penso che magari è per colpa degli aghi nelle dita che infilati alla cazzo nei punti giusti x far passare l'ansia me l'hanno risvegliata. Penso COGLIONA! ma ormai è tardi.

FINE

Ricordo che stamattina nella doccia pensavo che avevo spostato la mia ossessione della bretagna su roma.
Sicuramente poi c'era tutta un'altra parte che si svolgeva nello spazio, fra lo spazio e un fiume. Navicelle (o navi) che si avvicinano, io che passo da una all'altra, ma non ricordo, non ricordo più nulla di chiaro.

scritto da: elbarrio alle ore gennaio 29, 2007 13:39 | link | commenti
categorie: roma, sogni, lavoro, , sorella, panico, peter pan, agopuntura, fiume
venerdì, 26 gennaio 2007

Sogno del 25.01.07 - Ancora scarpe

Sono a Londra da Alberta e mi sto preparando per uscire con filippo per poi rincontrarci tutti la sera in un locale per una simil festa. Ho le scarpe della puma gialle con la striscia bianca, ma alberta mi dice: ma scusa mettitene un paio + carino no? poi stasera mica ripassi a casa. Io guardo nella valigia ma realizzo che ho solo quelle perché sono venuta solo x un paio di giorni e non avevo pensato a un cambio. Non ho nemmeno vestiti molto adatti, solo cose da tutti i giorni e niente di particolarmente carino. Penso alle scarpe che ho a milano e che avrei potuto portare ma in realtà penso che nessuna di quelle era cmq adatta a ciò che avrei voluto indossare. Cerco una soluzione ma non la trovo quindi sono costretta ad uscire così e dentro di me rosico.

La sera mi ritrovo spettinata, struccata e vestita da giorno, ossia pantaloni, scarpe da ginnastica e una maglietta carini ma normalissimi. Dico a Filippo, cazzo non ho nemmeno la cipria, e lui: ma non te la potevi portare almeno quella? Io: lho lasciata a casa cazzo!

Entriamo nel locale, la musica è carina, le luci basse. Arriva alberta in jeans larghi, anche lei tutta un pò sconvolta e stanca, mi dice che non ha fatto in tempoa  passare da casa e è distrutta. Mi sento un pò meglio perché almeno non sono sola. E' con la sua amica turca che non mi sta particolarmente simpatica (nel frattempo il locale non è + a londra ma in italia, forse a roma) e iniziamo a parlare e lei parla italiano stranamanete (parla turco e inglese nella realtà), e devo dire che lo parla anche bene. Apprezzo lo sforzo e mi stupisco molto che provenga da lei un gesto simile. Cambio idea e inizio a pensare che non sia così male. Vorrei dirlo ad alberta, come x dirle "mi sembrava strano che avessi un'amica antipatica, invece mi sbagliavo" ma non vorrei offenderla.

FINE

PS: mi sa che oggi mi compro un paio di scarpe nuove. L'ennesimo.


ATTENZIONE: mi è venuta in mente un'altra parte del sogno staccata.
Sono a Roma nella mia camera disposta come quella di mia sorella (strano, realizzo solo adesso questo dettaglio). Sto facendo la valigia, il trolley piccolo, perché devo tornare a milano. Nel trolley però inizio a mettere dentro non solo i vestiti che mi sono portata ma anche mie cose che erano rimaste nella casa, sapendo che prima o poi dovrò portare via tutto, anche se mancano poche cose.
Metto dentro qualche oggetto che npn ricordo, e mentre sto per chiudere vedo una scatola grande di pennarelli bellissima, mai usata per non rvovinarli, probabilmente risalente a quando ero piccola. In ogni caso sono ancora fiammanti e intonsi. Stupendi. Mi riprometto di non dimenticarmeli e di aggiungerli assolutamente nel bagaglio prima di partire.

Sono in stazione che aspetto il treno. Ma il mio è stato soppresso, o piuttosto sono arrivata in ritardo. Alle 14h30 ero ancora a casa e il treno parte alle 15 (o 15h30). So di non avere tempo, corro, ma non ce la faccio. Provo a cambiare bigliettto ma so che se perdo anche quello dopo non posso partire fino al giorno dopo a causa di uno sciopero tipo. Salgo sul treno, che non è un eurostar, ma un treno un pò trasandato, non tremendo cmq.

Aspetto il copntrollore da un momento all'altro perché so che mi romperà le palle. Io vorrei solo dormire e riposarmi, sono con qualcuno che è partito con me, un ragazzo ma non ricordo chi sia, e nel sogno non parla mai.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore gennaio 26, 2007 10:04 | link | commenti
categorie: sogni, londra, , scarpe, amico
giovedì, 25 gennaio 2007

Sogno del 24.01.07 - Scarpe

Sono a casa della mia amica Laura che abita al piano di sotto di Valerio Mastandrea, con il quale c'è stato un piccolo passato trescone, ma ormai tutto sembra essersi spento anche se lei non demorde.

Le mie vans con le api che porto ai piedi non si capisce bene per quale oscura ragione finiscono a casa di Mastandrea, come se fossero cadute dietro a un armadio che porta a casa sua. Resto senza scarpe e chiedo a Laura di andare a bussargli alla porta, ma lui non c'è. Lei ne approfitta per scrivergli una pseudo lettera d'amore e io per scrivere un bigliettino nel quale mi presento e metto in chiaro: non sono una fan, rivorrei solo le mie scarpe. La busta che contiene il mio biglietto è porpora-viola e quadrata, come quella delle cartoline di auguri, quella di Laura fuxia e più lunga.

Non so come fare, perché dobbiamo anadre a un concerto o cmq sia uscire in motorino e io sono senza scarpe. Laura per qualche motivo non vuole o non può prestarmi le sue, forse x' sono troppo grandi, ma alla fine me ne presta un paio, tipo nike che lei non mette più da tempo. Contestualmnete spariscono anche i pantaloni e mi ritrovo con un paio di suoi pantaloni a vita alta e le pence, anche quelli vecchi come il cucco.

Le dico che sarei passata a casa a cambiarmi e che l'avrei raggiunta al concerto.

stiv Esco e mi ritrovo davanti a casa di Roberto, Armando e Stiv Rottame che vivono tutti insieme. C'è anche mia sorella, appena arrivata dalla Francia e appena trasferita a casa mia. Stiv fa un pò il teatrino e parla con lei tutto interessato o simil interessato. Lei è innaturale per chi come me la conosce, ma è esattamente lei stessa quando incontra gente nuova, quando recita la sua parte, come tutti facciamo agli inizi.

Io rifletto su come siano cambiate le cose. Su come anni fa io mi fossi trovata al suo posto e tutto si fosse svolto esattamente nello stesso modo. Io ero l'elemento nuovo e la gente ruotava attorno a me fra curiosità e voglia di capire come fossi. La cosa non mi disturba, anzi è rilassante per me adesso essere parte di una cosa che è giò stata, ma tutto mi fa sorridere.

stiv3 Vado via dalla stanza (che nel frattempo è diventata casa mia a Roma) lasciando mia sorella e Roberto, forse da qualche parte c'è anche Armando, cmq né lui né Roberto parlano mai, e passo davanti alla cucina prima di entrare nel corridoio e uscire sempre per andare a casa a cambiarmi. In cucina c'è Stiv che prepara delle palline di melone in pastella e fritte e un pollo. Me ne fa assaggiare una ed è strana ma buona. Le sta preparando per impressionare mia sorella con il suo fare un pò ubriaco.

Torno di nuovo nella casa di Stiv, Roberto etc e Stiv porta in tavola un pollo arrosto con il riso sotto. E davanti ai miei occhi rovescia una bottiglia di vino dentro la teglia per insaporire el pollo borracho.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore gennaio 25, 2007 12:26 | link | commenti
categorie: roma, sogni, scarpe, amico, cubo, valerio mastandrea, stiv rottame
venerdì, 19 gennaio 2007

Sogno del 18.01.2007 - In alto mare

PARTE I: Sono a conoscenza dell'esistenza di un serial killer che gira nel quartiere o cmq nella mia città.
Torno a casa con qualcuno, forse mia sorella, e quando arrivo all'ascensore vedo che è bloccato al primo piano. Salgo le scale e vedo che l'inquilino del primo piano spunta leggermente fuori dalla porta di casa sua che è aperta. Capisco che l'ascensore l'ha bloccato lui volutamente e mi viene il sospetto che il serial killer sia lui. Retrocedo lentamente e lui esce di casa. E' Platinette, con i capelli biondi (ma non platino) e la sua stazza robusta.

Scappo fuori e Platinette mi insegue. Per qualche motivo non riesco ad andare via, e cerco di non fargli capire che ho paura e che ho capito chi sia. La situazione è sempre più tesa, io urlo e chiedo aiuto, ma è notte e quandi nessuno si affaccia. Finalmente qualcuno appare a una finestra, e io urlo ormai quasi senza voce. L'uomo, o la donna, non vedo bene, sembra capire e chiama i soccorsi senza intervenire direttamente. I soccorsi non arrivano e io cerco di perdere tempo per rimanere viva.

FINE

PARTE II:
Sono in macchina con mio padre, mia sorella e Vincent. Siamo nell'Audi A3, tutti seduti sul sedile posteriore a parte mio padre che guida. Percorriamo più volte la strada che costeggia un cimitero pieno di alberi, molto bello. La strada sale su una collina e la nostra strada è a picco sul ciglio, senza nessuna protezione o guard rail. Passiamo davanti a un cartello che indica in francese il cammino interno al cimitero percorribile in auto. Chiedo di prendere quella strada, forse nel cimitero è sepolta mia madre, ma non sono sicura. Chiedo di farlo perché è molto bello, con tutti gli alberi con le foglie grigie che si chiudono sopra di noi. Mio padre però sta andando troppo veloce e non fa in tempo a girare.

Non arriviamo da nessuna parte, e siamo sulla strada del ritorno, questa volta con il cimitero sulla sx e il vuoto con il mare sotto sulla dx. Chiedo ancora di prendere la strada interna, ma mio padre non si ferma, e la situazione mi è già nota, di una richiesta che non viene esaudita in apparenza per la fretta ma in pratica per nessuna ragione. Superato lo svincolo mio padre accelera ancora, mia sorella inizia a dire  RALLENTA urlando ma quasi per scherzo, fingendo di avere paura ma allo stesso tempo fidandosi. La macchina prende troppa velocità, la curva è troppo lunga e voliamo giù dalla collina, con la macchina che si gira in aria. Tutto diventa rarefatto e la scena è al rallenty. Io sono lucida e prima di toccare il mare dico VI VOGLIO BENE perché so che probabilmente saranno le ultime parole che dirò prima che qualcuno di noi, o tutti, moriremo.

La macchina tocca il mare e inizia ad andare a scendere verso il fondale, io ho il finestrino aperto ma poiché siamo in tre seduti dietro non ho abbastanza mobilità per muovermi agevolmente. Riesco finalmente a girarmi e ad uscire dal finestrino. Vorrei aprirlo di più per essere sicura di  riuscire a far passare anche gli altri, ma è impossibile. Tiro via mia sorella e Vincent prendendoli x la maglietta e li faccio salire in superficie. La macchina non scende più, è come se il tempo si fosse fermato per un attimo. Non so come raggiungere mio padre che è più grosso ed è seduto davanti. Alla fine qualcuno, o qualcosa, forse Vincent, benché fosse già fuori in teoria, mi aiuta a scastrarlo e porto in salvo anche lui.

Nuoto verso la riva trascinando i corpi, non capisco quanti di loro stanno nuotando e quanti siano svenuti. So che dovrei controllare se respirano ma non so proprio come fare, in alto mare.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore gennaio 19, 2007 18:20 | link | commenti (10)
categorie: mare, serial killer, sogni, morte, cimitero, platinette

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