el barrio

martedì, 29 maggio 2007

Sogno del 28.05.07 - Rude MC

Sono con mia sorella in un negozio tipo dell'usato con tutti capi firmati di haute couture. Guardiamo delle borse e ne trovo una di qualche stilista strafamoso, tipo Gucci o Ferragamo. E' bella, molto vintage, e sono indecisa se comprarla o no. Tutte le cose sono scontate, ma non perché sono usate come pensavo a inizio sogno, ma perché sono prese dalle persone morte prima di interrarle. Realizzo questa cosa e un pò mi fa impressione. Sembrano tutti a proprio agio mentre spulciano e cercano l'agffare e sono indecisa se fregarmene anche io o no.

Sono a casa a Milano anche se ha un altro aspetto, con mia sorella e Michele Del Vecchio che non so per qaule motivo vive con noi momentaneamente. Michele mi dice che il giorno prima ha chiamato la padrona di casa e che sarebbe passata a casa nostra. Mi viene un mezzo colpo perché c'è casino dappertutto, cani e gatti che lei non sa nemmeno che esistano, e soprattutto crede che io in quella casa ci viva da sola. Chiedo a che ora sarebbe venuta, ma Michele risponde che non lo sa che non ha pensato a chiederglielo. Mi fa incazzare da morire, mi giro verso mia sorella e anche lei sembra fregarsene mentre si prepara per andare non so dove. Sclero un 5 minuti ad alta voce ma nessuno sembra cagarmi + di tanto.

Flaminio MaphiaVado nell'altra stanza dove ci sono Rude MC e G-Max seduti su due sedie una difronte all'altra con in mezzo un letto matrimoniale bianco dove c'è Laura che sonnecchia e sta per conto suo. I Flaminio Maphia iniziano a parlare ma è come se stessero rappando in un video. G-Max canta e Rude fa una canna aspettando il suo turno per fare la rima. Io li guardo e in un certo senso partecipo alla conversazione.
Laura va via e io mi metto sul letto dove si sdraia anche Rude. Ci ritroviamo a stare vicinissimi fra le lenzuola bianche e pulite e ci sfioriamo inizialmente quasi per caso, e alla fine è palese che ci stiamo cercando per farci le storie. Ha il braccio tatuato piegato dietro alla testa e io sono contro il suo fianco rivolta verso di lui. G-Max è sempre seduto lì nella stanza che fuma e rappa con qualcuno. Sembra estate quando sei rilassato e stai bene.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore maggio 29, 2007 10:35 | link | commenti
categorie: moda, amici, sogno, tatuaggio, faminio maphia
lunedì, 28 maggio 2007

Sogno del 27.05.07 - ostiafregeneroma

SpaziokaminoSono in motorino con Laura e la riaccompagno a casa in via timavo a roma. Entriamo da dietro passando per i giardinetti che ci sono dentro. Non sono sicura della strada e me la indica lei. Non me la ricordo + bene perché non ci vado da una fracca di tempo. Siamo allegre e chiaccheriamo come sempre. Entriamo, la lascio da lei, saluto e riparto. Mi rendo conto di non sapere nemmeno la strada del ritorno. Mi guardo intorno cercano la via giusta che mi porta verso la panoramica per tornare a baldova. Boh, non la trovo... vado da una parte ma è sbagliata e mi rendo conto di essere a fregene sul lungomare, ma su un tratto di strada che non ho mai visto. Uno stradone grande a 4 corsie che sembra ostia + che fregene, con il piazzale grosso dello Spaziokamino alle mie spalle, dove facevano i rave. Mi accosto a un tipo biondo con il capello un pò lungo tipo surfista e mezzo sfigato. Vado per chiedergli le indicazioni giuste e in quel momento mi dico, cazzo mi sa che è straniero.
Il tipo invece parla italiano e mi inizia a dare delle indicazioni assurde. E' logorroico e a malapena riesco a interromperlo per dirgli che mi basta che mi indichi piazza mazzini. Lui tentenna un pò e mi dice di arrivare in un punto - inculatissimo - per poi prendere il traghetto, fare una sosta a Torino e da lì prendere la teleferica che mi riporta a roma. Lo guardo interdetta e dico un Se vabbè.... Non so se più se incazzarmi perché è idiota o disperarmi perché sono di fretta e non so più tornare a casa.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore maggio 28, 2007 14:25 | link | commenti
categorie: sogno, , amica, fregene, ostia, centro sociale
domenica, 27 maggio 2007

Sogno del 26.05.07 - BR

Sono forse a NY, al Paul Frank store. E' pieno di cose carine ma carissime. Trovo una borsa scontata, strana di plastica con i disegni e lunga quasi un metro ma strettina. Mi piace, guardo il prezzo e costa uno sproposito, tipo più di 700€. Vedo che c'è il cartellino con lo sconto del 60, chiedo alla commessa quanto sia quindi il prezzo e mi dice che è di circa 400€. Le dico che è una follia, e che sono dei pazzi a vendere cose per quanto carine a questi prezzi allucinanti. E' d'accordo come me ma in un certo senso mi fa presente che lei lì ci lavora solo e mi fa un altro esempio di unìa valigia - o un puff? - che era stato venduto a una cosa tipo 5000€. Esco dal negozio borbottando.

FINE

Aldo Moro BRSono nel passato. Per la precisione nel momento prima dell'uccisione di Aldo Moro da parte delle BR. Sono già a conoscenza di tutto quello che accadrà insieme a un'altra persona, ma non possiamo fare nulla né dire nulla. E tutto sommato penso che non so se lo avrei impedito anche potendo.
Ci fanno rivivere la scena come se fossimo degl ologrammi ma che la gente presente vede e crede reali.
USciamo dalle macchine blu e mi aspetto da un momento all'altro l'arrivo delle BR che trucidano tutte le guardie del corpo. Mi giuardo intorno e sono eccitata e divertita. Ascolto quello che dice Moro e il suo entourage. Notano qualcosa di strano. Arriviamo in piazza Barberini, o forse Di Spagna e notano che è meno trafficata del solito. Iniziano ad insospettirsi e io ridacchio pensando che forse anziché farsi solo delle domande avrebbero fatto meglio a fare qualcosa di pratico. Siamo davanti a un palazzo che potrebbe essere Palazzo Madama. Mi guardo intorno e so che da un momento all'altro arriveranno a sparare su di loro.

Purtroppo il cane mi sveglia il secondo prima della strage.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore maggio 27, 2007 11:12 | link | commenti
categorie: aldo moro, brigate rosse, paul frank, br

Sogno del 25.05.07 - Mio cugino Jerome

Sono sul prato in Bretagna con mia sorella, mia mamma, mio cugino Jerome, mio zio (e suo padre) Denis e qualcun altro. Sono un pò rigida perché devo parlare in francese e non ho voglia. Pereferirei pter essere naturale e pungente come sono di solito quando parlo italiano.
Dopo un pò che sono lì si rompe il ghiaccio con Jerome e inizio a parlargli in italiano e lui sembra capire e risponde in francese. Solo sollevata e iniziamo a ridere e scherzare come quando eravamo più piccoli e ci vedevemo d'state in Bretagna per le vacanze. Ripenso proprio a quei tempi e sono contenta che si sia ricreato quel clima fra noi dopo tanti anni nei quali non ci siamo visti e quando è capitato parlati pochissimo.
C'è quasi un clima di tresca fra noi, delle sottili allusioni che però non possono essere portate avanti perché c'è tutta la famiglia presente. Penso "ma allora non è gay... l'ho sempre pensato contrariamente a quello che dicono tutti i parenti...".
Iniziamo a parlare di lui, di quello che fa e quello che facevamo da piccoli. Ricordiamo insieme la scuola militare che aveva atto costretto dal padre, e gli descrivo la felpa della scuola che portava a quei tempi con scritto sopra ON RECONNAIT LES MEILLEURS - ce l'aveva davvero, bianca con questo fumetto militaresco buffo - e lui un pò ride e un pò si stupisce che possa ricordarmela ancora.
Mi dice che a lui della scuola militare non importava niente e che voleva solo stare in mezzo alla natura e ai conigli - nella vita adesso fa davvero un lavoro tipo per la protezione civile: conta i conigli - e che dopo aveva studiato architettura mentre il padre voleva che facesse l'omeopata. Lo dice con disprezzo - da sveglia mi rendo conto che nel sogno doveva essere il corrispettivo di fare il farmacista, come il 70% dei miei cugini che vivono in Bretagna - mi viene in mente il Dottor Costa e penso che se potessi tornare indietro forse  non mi sarebbe dispiaciuto essere come lui, invece. Iniziamo a giocare a tennis - come tutte le estati da piccola in Bret - e dietro c'è mio zio Denis che ci guarda pronto a correggermi negli errori - come da piccola - Sono quindi un pochino tesa e inizio ad avere male alla spalla - come nella realtà - iniziando a giocare male. Smettiamo ma ormai ho la spalla dolorante e mi chiedo pe quanto andrà avanti questa tortura.

FINE

Sono in chat con Enrico Fiorentin. Chiaccheriamo blandamente del più e del meno mentre io faccio altre cose al computer, e penso anche lui. Parliamo di Gigo, mi dice che lo deve vedere o fare qualcosa con lui, e anche se faccio finta di niente un pò sono dispiaciuta perché penso che Gigo l'avrebbe potuta fare con me, ma non ci penso più di tanto. Compare mia sorella e cerco di tagliare corto con Fiorentin perché so che, anche se inspiegabilmente, potrebbe prendersela e incazzarsi.

FINE

Sono appoggiata al muro davanti a casa mia. E' il primo giorno di scuola dopo le vacanze estive. Non so quanti anni io abbia, deve essere il penultimo anno di scuola. Sto parlando accucciata a terra con qualcuno che non ricordo del finale della terza serie di Lost. Siamo presi ma non troppo eccitati, come sempre al liceo e in quegli anni. Abbiamo un mòno tòno tipico.
Mi alzo e incrocio il Mosquito, tutto abbronzato e un pò fesso. Scambiamo due chiacchere e c'è un via vai di gente attorno a noi pronta al primo giorno e già scoglionata.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore maggio 27, 2007 10:57 | link | commenti
categorie: amici, sogno, mamma, lost, sorella, bretagna, cugini, dottor costa
venerdì, 18 maggio 2007

Sogno del 17.05.07 - Legno verde marcio

RHCP - Anthony KiedisSono in una casa che non conosco che nel sogno è di mio padre, credo. Dormo in un letto bianco e mi accorgo di aver macchiato il materasso di sangue. Vado a cercare qualcosa per smacchiarlo e vedo che anche l'altro letto dove ho dormito il giorno prima è leggermente macchiato. Incontro Anthony Kiedis nel corridoio, in versione capelli castani, vestito con i pantaloncini al ginocchio, la maglietta, il gilet e forse la cravatta scuri. Scambiamo quattro chiacchere mentre inumidisco un panno in questa casa di legno con i letti bassi con le lenzuola e le tende bianche che svolazzano. Usciamo a fare un giro e siamo sulla spiaggia in Bretagna. Mi separo e gironzolo con Valda sul lungo mare. E' pieno di ristoranti con patii ombreggiati dalle piante, pieni di gente. Non li avevo mai visti prima e penso al fatto che benché abbia passato un'infinità di estati in Bretagna non sia mai uscita a cena fuori in posti del genere. Mi viene in mente poi, che forse quando ero piccola non esistevano ancora. Rifletto su quello che potrebbe diventare ora che il turismo ha deciso di invadere anche questa ultima fetta di tranquillità.

Valda ed io proseguiamo. Il paesaggio è talmente cambiato che ho paura di non ritrovare la strada del ritorno. Prendo qualche punto di riferimento nel caso dovesse scendere la nebbia. Fisso la piccola insegna rossa di legno che sporge mossa dal vento di uno dei ristoranti e cerco di fissare il nome del posto nella mia mente: dolmen, si chiama così, o una cosa simile. Me lo ripeto più volte perché so di non avere memoria.
Andando avanti nella spiaggia troviamo un rudere di una nave dei pirati, che a questo punto non so più se sia originale o una trovata turistica anche quella. Arriviamo in una sorta di caletta, ma opposta al mare, con un acqua verdissima e le pietre taglienti come in Salento. Anche questa mai vista prima e è come se sentissi la voce di mia madre, ma forse è un ricordo nella mente, che mi dice "in bretagna c'è solo la sabbia morbida, mica ci sono i sassi appuntiti che ti tagliano i piedi". Di nuovo mi interrogo su come sia cambiato il paesaggio e come mai. Cerco il cellulare per scattare una foto da mandare a Roby, sicura di averlo dimenticato a casa, e in vece è lì nella mia tasca. Vado avanti e ci sono scogliere mai viste e tutte cose che cerco di fotografare per ricordarle.
Alla fine arrivo davanti a un arco di pietra sulla spiaggia e dall'altra parte vedo un blocco unico altissimo e larghissimo fatto da case a schiera tipo il serpentone a Roma. Mi blocco di scatto e decido di non proseguire davanti a tutto ciò.

Sono di nuovo a casa e rincontro i Red Hot Chili Peppers che però sono composti da Anthony Kiedis e Chris Cornell. Altre quattro chiacchere e mi dicono che in casa c'è uno strano odore, qualcosa che viene da alcune stanze. Gli rispondo dicendo che probabilmente è per via del cane e degli animali. Finiamo in bagno che è verde opaco di legno, con i lavandini, la vasca, le tende e tutto il resto bianco. E' bellissimo e lo dico ai RHCP. Gli dico che di tutta la casa è la stanza che mi piace di più, così spaziosa e minimale ma anche confortevole con la luce che entra forte dalla finestra e illumina il legno scuro delle pareti verde marcio.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore maggio 18, 2007 10:31 | link | commenti
categorie: sogno, mamma, bretagna, rhcp, valda, anthony kledis

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