Vado nell'altra stanza dove ci sono Rude MC e G-Max seduti su due sedie una difronte all'altra con in mezzo un letto matrimoniale bianco dove c'è Laura che sonnecchia e sta per conto suo. I Flaminio Maphia iniziano a parlare ma è come se stessero rappando in un video. G-Max canta e Rude fa una canna aspettando il suo turno per fare la rima. Io li guardo e in un certo senso partecipo alla conversazione.
Sono in motorino con Laura e la riaccompagno a casa in via timavo a roma. Entriamo da dietro passando per i giardinetti che ci sono dentro. Non sono sicura della strada e me la indica lei. Non me la ricordo + bene perché non ci vado da una fracca di tempo. Siamo allegre e chiaccheriamo come sempre. Entriamo, la lascio da lei, saluto e riparto. Mi rendo conto di non sapere nemmeno la strada del ritorno. Mi guardo intorno cercano la via giusta che mi porta verso la panoramica per tornare a baldova. Boh, non la trovo... vado da una parte ma è sbagliata e mi rendo conto di essere a fregene sul lungomare, ma su un tratto di strada che non ho mai visto. Uno stradone grande a 4 corsie che sembra ostia + che fregene, con il piazzale grosso dello Spaziokamino alle mie spalle, dove facevano i rave. Mi accosto a un tipo biondo con il capello un pò lungo tipo surfista e mezzo sfigato. Vado per chiedergli le indicazioni giuste e in quel momento mi dico, cazzo mi sa che è straniero.
Sono nel passato. Per la precisione nel momento prima dell'uccisione di Aldo Moro da parte delle BR. Sono già a conoscenza di tutto quello che accadrà insieme a un'altra persona, ma non possiamo fare nulla né dire nulla. E tutto sommato penso che non so se lo avrei impedito anche potendo.
Sono in una casa che non conosco che nel sogno è di mio padre, credo. Dormo in un letto bianco e mi accorgo di aver macchiato il materasso di sangue. Vado a cercare qualcosa per smacchiarlo e vedo che anche l'altro letto dove ho dormito il giorno prima è leggermente macchiato. Incontro Anthony Kiedis nel corridoio, in versione capelli castani, vestito con i pantaloncini al ginocchio, la maglietta, il gilet e forse la cravatta scuri. Scambiamo quattro chiacchere mentre inumidisco un panno in questa casa di legno con i letti bassi con le lenzuola e le tende bianche che svolazzano. Usciamo a fare un giro e siamo sulla spiaggia in Bretagna. Mi separo e gironzolo con Valda sul lungo mare. E' pieno di ristoranti con patii ombreggiati dalle piante, pieni di gente. Non li avevo mai visti prima e penso al fatto che benché abbia passato un'infinità di estati in Bretagna non sia mai uscita a cena fuori in posti del genere. Mi viene in mente poi, che forse quando ero piccola non esistevano ancora. Rifletto su quello che potrebbe diventare ora che il turismo ha deciso di invadere anche questa ultima fetta di tranquillità.I hate them all