Roberto è in carcere per qualche giorno per una storiaccia di fumo. So che ha detto al padre che è a causa di non so quale problema con il passaporto e lui sembra averci creduto. E' e sono, ma separatamente sia nel corpo che nella mente, in attesa di sapere quando uscirà fiduciosi nella migliore delle ipotesi.
Nel frattempo sono a Parigi. Cammino per un viale che è a metà fra una città spagnola e una cittadina di mare, ma con le strade larghe e gli alberi che fanno ombra. Sono con qualcuno che non ricordo e incontro due turisti - una donna sulla mezza età e un altro/a - che mi chiedono dove sia un monumento francese famoso. La persona che è con me dice di non essere di Parigi ma gli indica più o meno la strada. La donna si infuria blaterando qualcosa a proposito del fatto che è stanca e che è tutto il giorno che cammina. La guardo un pò sconvolta ma continuo a camminare.
Sulla sinistra mi ritrovo un cancello enorme con al suo interno un cortile di una villa spaziosissimo. In effetti non si tratta di una villa ma di Versailles. Penso, maddai Versaille! Non ci sono mai stata, fammi dare un'occhiata cgià che sono qui. A questo punto sono sola. Entro e ho davanti a me una statua di un gallo, simbolo della Francia, alta circa 8-10 metri tutta d'oro scintillante e con i bordi delle piume ruvidi e arricciati come se fossero scaglie di cioccolato e che lo fa sembrare un personaggio di una fiaba d'altri tempi. Provo a fotografarlo con il cellulare ma fra il sole che batte e fa le ombre e la scarsa ampiezza dell'obiettivo non riesco a fare una gran foto.
Mentre sono lì mi telefona Filippo il quale mi dice che sia lui che Norman si sono iscritti in palestra. Sono sorpresa perché non è davvero il tipo, e siccome anche un altro amico mi aveva detto la stessa cosa un paio di giorni prima, dico quasi scocciata che forse dovrei iscrivermi anche io, altrimenti mi ritrovo senza nulla da fare. E poi aggiungo però, che ho già un altro impegno e non so come fare a far conciliare le due cose.
Appena metto giù penso all'ipotesi in cui Roberto dovesse rimanere in carcere e mi chiedo che cosa sarebbe successo se stessimo ancora insieme. Se l'avrei aspettato per 40 anni o meno, ma sono sicura che anche se faticoso gli sarei stata vicina. Il pensiero diventa realtà e ricevo una sua email. La mia mente vola per un secondo pensando a quanto siano evolute le carceri moderne da permettere internet ai carcerati, pensiero che si fonde con la possibilità di comunicare con l'esterno senza controlli.. Ma torno alla mia email.

Mi dice che gli è stata confermata la pena - 40 anni per l'appunto - e io me lo immagino in una proiezione futura adulto e muscoloso in carcere con lo sguardo incattivito. In pratica molto diverso da come è in realtà. Mi viene il magone e non posso credere che sia vero anche se sento di aver avuto sempre questa paura. Mi chiedo cosa abbia detto al padre questa volta per non farlo preoccupare e per continuare a fargli credere che sia un bravo ragazzo. Continuo a leggere e le poche righe esprimono semplicemente con un tono disperato una ricerca di un contatto. Di nuovo immagino la mia vita accanto a un uomo, carcerato per 40 anni, e sospesa sul da farsi per un attimo, alla fine sembro pendere per la scelta più dolorosa ma l'unica da fare. Stargli vicino e sacrificare la mia libertà e vita per la sua.
FINE