Vedo in soggettiva una ragazza che con un paracadute atterra precisamente su l'unica isoletta sperduta in mezzo al mare. Esco dalla soggettiva e mi meraviglio di come sia riuscita nell'impresa.
Ora vedo dal TG che sono diverse le persone naufragate in quets'isola selvaggia di cui non si conosceva l'esistenza, distante dal piccolo pezzo di spiaggia dove è atterrata la prma.
Tutti i dispersi sono
tumblr e al tempo stesso personaggi di
Dawson Creek. Li guardo allla tv mentre il notiziario parla di strane sparizion. Chiunque tocchi il mare muore misteriosamente. Alla fine restano in due: un tumblr/dawson creek e Ignazio Nano, un tipo che conoscevo 7-8 anni fa. Mia sorella quando sente il suo nome mi chiama per avvertirmi, esterreffatta. Siamo nella casa a Roma. Lei in salotto con qualcuno e io che arrivo dalla cucina attraversando il corridoio buio dove si inciampa sui fili del telefono.

Entro nella stanza e guardo la notizia - nonostante sapessi già che Ignazio si trovasse sull'isola - mentre a bocca aperta vediamo la seguente scena: Ignazio Nano si avvicina all'ultimo tumblr/dawson creek (e forse proprio nelle sembianze di Dawson in persona) che lo spinge e lo fa finire in acqua - un fiume avvolto nella natura selvaggia - dalla quale spunta improvvisamente un ragazzino con i capelli neri lunghi fino a sotto le spalle, a petto nudo, con un coltello con il manico di corda in bocca e qualche collanina, che lo prende dalle spalle e lo tira giù rapidissimo senza farlo più riemergere.
Restiamo ad occhi spalancati mentre io penso: chissà come si sente in colpa l'unico sopravvissuto che ha ammazzato involontariamente anche l'ultimo che poteva fargli compagnia.
FINE
Sono in una casa di campagna dai muri spessi di pietra dipinta di bianco, di quelle che se ti appoggi ti lasciano l'alone di gesso sui vestiti. Dietro di me ci sono Mario Ravasi e mia sorella. Giochiamo in giro per la casa correndo per i lunghi corridoi, infilandoci nelle rientranze improvvise che incontriamo e salendo su tutte le scale a pioli. Io sono più avanti e loro, Mario in particolare, mi rincorrono. Sono già stata in quella casa, ma non ricordo tutti i particolari e le stanze come vorrei.
Alla fine ci troviamo quasi in bilico su una sorta di precipizio con una scala a pioli che arriva giù nel giardino degli inquilini del piano terra a roma. Mia sorella e Mario sembrano sentirsi a loro agio. Io mi accorgo che la scala è troppo corta. Per scendere bisogna appenderla attravreso un anello saldato nella scala da incastrare a un gancio della roccia, che ovviamente essendo naturale non è troppo preciso e rischia di farla uscire. Oltretutto la scala è corta e anche incastrata nel gancio balla a destra e sinistra. Li guardo un pò terrorizzata e mia sorella dice "sì perché mia sorella ha sempre avuto il terrore di non saper scendere dalle scale a pioli..". Alla fine riesco a bloccarla più o meno e mi sento un pò più sicura, uscendo dal panico, mentre loro due parlano di RCS e del fatto che ora lavoreranno insieme, facendomi sentire leggermente esclusa.
FINE