Sono nella mia camera a Roma con la disposizione dei mobili di quando ero al ginnasio, con la libreria in mezzo, il letto vicino alla porta e il tavolo vicino alla finestra.
Sono in piedi nella stanza e a un certo punto vedo un ragno enorme entrare. Essendo aracnofobica faccio un salto di 1 metro indietro ma tento comunque di farlo uscire terrorizzata. Vedo che si avvicina da solo alla porta e appena è uscito la chiudo immediatamente dietro di lui, ma mi accorgo che alla porta mancano circa 10 cmq in larghezza per arricare fino allo stipide. Il ragno si accorge del rumore e torna indietro nella stanza, passando dalla fessura fra porta e muro. Mi ritraggo indietro angosciata fino a quando fortunatamente esce fuori dalla finestra. Mentre sono ancora lì a riprendermi dallo spavento vedo delle formiche sul davanzale. Sono tantissime e mi chiedo come mai siano tutte lì una sopra l'altra. Mentre mi avvicino per vedere se è rimasto un avanzo di cibo vedo comparire un formichiere. All'inizio non capisco bene cosa sia, ma poi tira fuori la piccola proboscite e inizia ad aspirare tutte le formiche. Sorrido e mi sento sollevata dalla visita del simpatico e utile animale che nel frattempo si trasforma in un orso bianco.
Esco di casa e mi trovo in un grande spazio all'aperto con del prato a tratti alto con a sinistra una ex fabbrica abbandonata. Con me c'è qualcuno che mi indica spaventato l'orso bianco di prima. Io lo rassicuro dicendo che è innocuo, ma non facci in tempo a finire la frase che l'orso si alza in piedi e diventa alto circa 20 metri. Resto attonita per un pò, ma poi capisco che non ha nessuna intenzione di farci del male. Si alza in piedi solo in cerca di frutta dagli alberi.
Entro nella ex fabbrica e vedo strani aggeggi per terra fra le pareti colorate di nero e rosso scuro di alcune stanze. A un certo punto arriva un serial killer che ci rincorre per ammazzarci, un pò in stile faccia di pelle. Scappo per le stanze già conscia del suo vantaggio visto che io in quel posto non sono mai stata prima e rischio di chiudermi in un vicolo cieco. Alla fine arrivo in una stanzetta con diverse uscite e una corda che pende. Capisco che tirandola avrei fatti cadere qualcosa di molto pesante, così mentre faccio da esca al pazzo, chiamo il mio amico e gli faccio tirare il lembo di corda, uccidendo (forse) il killer nella sua stessa "casa", ma prima che possa cadergli il peso in testa, mi sveglio.
FINE
Sono al mio funerale. Logicamente gli altri non mi vedono. Sembra di stare in una scena di un film americano nella quale sono tutti intorno alla bara, ma non in chiesa, bensì in un cimitero, con il sole, gli alberi e il cielo azzurro. C'è poca gente e a prima vista non riconosco a parte mia sorella, più magra, vestita con un completo composto da giacca grigio scuro leggermente gessata abbianata a dei pantaloncini al ginocchio. Anziché risultare seria o elegante, l'effetto è quello degli ACDC. Mentre la guardo mi chiedo come mai abbia deciso di vestirsi così e la cosa mi fa un pò sorridere facendomela prendere (quasi) bene.
FINE
Guardo la BBC con il computer e sento la notizia di un bambino americano che è ingrassato talmente tanto in pochissimo tempo che ora rischia di esplodere. Le immagini mostrano un ragazzino di circa 2-3 anni messo carponi ma con il viso rivolto verso la telecamera con gli occhi che sono due pallini neri con delle lacrime nere, come se fossero stati disegnati brutalmente a matita e poi colati giù. Mentre parla pianissimo a causa della pelle tutta tirata dal grasso che non gli permette più di muovere bene la bocca, racconta che ogni giorno ha paura che la sua faccia possa perdere forma: teme che la pelle gli si tiri talmente tanto per il grasso da perdere i tratti somatici. E' come se da sotto la pelle si gonfiasse fino al prossimo raggiungimento di una sfera senza più naso, bocca, mento... E' palese che stia chiedendo aiuto ma anche che - non so perché - non ci sia nessun modo per aiutarlo.
Guardo inorridita la scena e non so cosa pensare se non a una sensazione di compassione.
FINE
Sono a Milano e sto andando al secondo funerale di Michele. Il primo è già stato a Roma, ma la famiglia ha deciso di farne un altro anche qui, forse per alcuni parenti del nord. Mentre faccio la strada a piedi sono agitata. Cammino per delle vie tranquille in salite di un quartiere residenziale fatto di siepi e giardinetti con alcune piazzole per i bambini molto ordinate. Continuo a salire per questa strada fino a quando arrivo a dei gradini. Ho paura di perdermi e di arrivare tardi, ma alla fine finalmente vedo l'enorme chiesa davanti a me. Entro e non so bene in che direzione andare. Incontro delle persone ma non riconosco nessuno. So che tutti i miei amici sono andati al funerale a Roma, quindi la cosa non mi stupisce.
Finalmente incontro la segretaria del posto dove lavoro. Non capisco che cosa ci faccia lì ma capisco di essere nel posto giusto. Passo vicino ad alcune bare e ho paura che dentro una di esse possa esserci Michele. Quando arrivo in cima ai gradoni di questa chiesa, con tutta la gente rivolta verso il chiostro, come sugli spalti di un concerto, vado a salutare la ragazza che conosco. Lei è lì che come se niente fosse fa delle foto ricordo con un paio di ragazzi. Cercano di tirarmi dentro a una foto e io, che sono un pò sotto shock, non riesco a dire di no e a urlargli in faccia di essere più rispettosi. La foto non riescono a scattarla perché gli altri due, nel cazzeggio pieno, non fanno che muoversi. Prima di mandarli a cagare, innervosita, triste e depressa mi allontano e da sola aspetto che la funzione abbia inizio. La bara viene portata in chiesa. Il prete inizia a parlare per qualche minuto e poi lascia avvicinare una ad uno le persone presenti.
Mi alzo e vado vicino, un pò timorosa. La bara è aperta e Michele è nudo. Mi chiedo se avrebbe voluto essere esposto così davanti a tutti. Mentre lo guardo noto un movimento della bocca. Lo guardo meglio e sta sbadigliando. Spalanco gli occhi, chiamo il prete urlando è vivo! Ma lui non mi dà ascolto, come se gli fosse capitato già 100 volte vedere ripetere questa scena. Michele sussurra qualcosa e continuo a dire al prete di venire, perché è vico, sta parlando e presto si sveglierà. Il prete si avvicina finalmente, ma quando è lì Michele smette di parlare e non sono più sicura di aver sentito la sua voce o quella di alcuni operai nel retro della chiesa.
FINE