Gioco a tennis in doppio con mia sorella contro una giapponese che gioca da sola. E' bravissima e fortissima. Credo che sia una giocatrice professionista ma non conosco il nome.
Lei è al servizio e mia sorella ed io ci turniamo alla ricezione delle palle infuocate. Non abbiamo nessuna chance di vincere. La pressione maggiore è su di me perché mia sorella dice che sono più brava.
La jappa fa diversi errori nella battuta e ogni volta che commette un fallo di piede e glielo faccio notare lei è divisa: inizialmente perde le staffe infuriandosi ma subito dopo segue un sorrisino da manga giapponese e strani movimenti come il segno della vittoria con le dita o abbassare la testa sorridendo per scusarsi.
Devo ammettere che è un pò inquietante.
Un errore dopo l'altro, il punteggio è miracolosamente di 40-30 per noi. Nell'ultimo scambio, lei risponde e la palla va fuori dalla linea. La nostra metà del campo finisce un pò sotto a un armadio dove mettevo i vestiti da piccola e che negli anni in casa nostra è stato utilizzato per diversi scopi: armadio per i piatti, per oggetti, per lenzuola, di tovaglie per tornare solo ora ad essere nuovamente un armadio per i vestiti di mio padre.
Quando vedo la palla andare oltre la riga, con sopra l'armadio mi chiedo come faremo noi a battere visto che non possiamo oltrepassarla, ma ora tutta la mia attenzione è rivolta a cercare di prendere le palle velocissime dell'avversaria.
Resto in attesa dell'ultimo servizio sperando di concludere il set con la nostra vittoria e non arrivare a un egalité.
FINE