Sono a circa 10 metri da quattro o cinque corpi morti stesi mezzi al sole e mezzi no su una discesetta con la testa rivolta verso l'alto. Fra questi ne riconosco chiaramente due: sono mia madre e mia zia Brigitte. Li osservo e vedo che tutti più o meno si muovono ondeggiando leggermente a desta e sinistra.
Capisco che i cadaveri si muovono perché stanno ballando, sono a una festa.
A un certo punto vedo mia mamma che si agita più degli altri e dice "Che caldo...!". Ha la fronte perlata di sudore e inizialmente è come se si lamentasse in dormiveglia. A un certo punto apre gli occhi che però sembrano quelli di un cieco. Sono chiarissimi e non si aprono del tutto, mostrando solo una fessura.
Si alza e risale la piccola salitella che porta verso un baracchino. Mentre incontra le persone chiede a un bicchiere d'acqua dicendo che sta "morendo di sete".
Un tipo per casa le porge un piccolo bicchierino che lei tracanna con un sol sorso e per un momento ho paura che possa essere vodka liscia e che possa farle male. Ma quando vedo che non ha nessuna reazione negativa mi distendo.
Quando arriva al baracchino finalmente riesce a bere un altro bicchiere d'acqua e vedo cambiare in meglio la sua espressione di sofferenza. Mi avvicino e la abbraccio. A tratti diventa mio padre, mantenendo solo gli occhi da cieco. Quando torna ad essere mia madre la abbraccio forte e lei è abbastanza più alta di me e anche nel busto è molto più consistente di quanto non lo fosse in realtà. Ha decisamente una corporatura più simile a mio padre qaundo la stringo ma se la guardo è lei. Le dico che le voglio bene e che mi manca molto, forse per la gioia di parlarle mi si inumidiscono gli occhi ma la sensazione di fondo comunque è di felicità perché sento di non avere i minuti contati e che posso farle un bel discorso. Lei tuttavia non sembra dare molto peso alle mie parole. E' come se fosse appena scesa da un aereo e troppo scombulossata per avere un dialogo normale. Ha bisogno di qualche minuto per riprendersi, forse dal caldo.
Finiamo a parlare di qualcosa che poi si conclude con mia madre che mi chiede "mica ti sarai dimenticata il giorno in cui sono morta!..." ma con tono più scherzoso che severo. Me lo chiede solo perché vuole dirmi il numero e non per ricordare il momento. Io dico una data ma sbaglio di un giorno. E lei con le dita delle due mani aperte rimarca il giorno corretto con un tono di voce inconfondibilmente suo. Me lo fa notare guardandomi negli occhi come se volesse che lo memorizzassi bene per non dimenticarlo ancora e io mi dispiaccio di aver sbagliato - e allo stesso mi stupisco perché so di pensarci spesso - temendo che possa esserci rimasta male. Le sorrido un pò imbarazzata e lei continua a parlare senza darci troppo peso.
FINE