1. Sono all'aeroporto. Mentre aspetto il mio volo per Bruxelles vedo sul tabellone che gli altri vengono cancellati uno dopo l'altro. Stranamente tutti eccetto il mio. Mi stupisco molto perché in genere accade l'esatto contrario (ma questo avviene nella realtà, qui siamo nella realtà parallela dove tutto è al contrario). Chiamo mio padre e lo avverto.
Mi avvicino al check in per prendere o pesare il mio bagaglio, c'è una strana confusione, non si capisce bene dove debba andare e quella parte del piccolo aeroporto è praticamente senza personale perché sono tutti impegnati dietro ai voli cancellati.
Cmq, sbrigo le mie cose e mi metto in un angolo ad aspettare l'imbarco, appoggiata a una colonna vicino a un muro. Da lì osservo la gente che transita nella sala d'aspetto. Ci sono degli strani personaggi vestiti come la pubblictà dell'892.892, o con grandi cappelli di carta velina colorata come quelli che si facevano alle elementari a carnevale, e vestiti appariscenti e colorati, che simboleggiano pomodori o altre strane forme. Non capisco se sono vestiti per andare a una festa o semplicemente vengono da un Paese esotico, e da italiani idioti, non hanno capito il senso degli abiti e li hanno indossati fuori luogo.
FINE
2. Sono in Bretagna (eh! era da un pò che non la sognavo però, ammettiamolo), è una giornata calda di inizio giugno, come potrebbe esserlo in Italia. Litigo con mia sorella che sta per trasferirsi a casa mia e dice strane cose su
Valda, la cagnolina, cose tipo 'adesso diventa la mia figlietta' e io penso e dico che non è giusto, che l'aveva cacciata dalla sua terra natia, la Bretagna per l'appunto, e adesso la rivoleva a comando solo perché le faceva comodo (nella realtà Valda adora mia sorella, povera. Sia mia sorella che Valda intendo). Litighiamo per questa cosa, ma più che altro è un mio borbottare contro una cosa che lei ha già deciso e che non mi sta affatto chiedendo. Non ho nessun potere, come da piccola quando è la tua parola contro quella di tua sorella maggiore, e tutti danno comunque ragione a lei, perché è più grande. Siamo sotto a una sorta di tunnel di alberi che ci fanno ombra, molto bello, con la luce filtra qua e là.
Camminiamo e arriviamo davanti a delle case, una attaccata all'altra, non brutte, ma davvero piccole, di una stanza ognuna. Ci sono circa 6 file di case circondate da una parte e dall'altro da campi di pannocchie e grano.
Mia sorella mi dice che lei e Vincent avevano cercato di comprare una casa proprio lì, in seconda fila, ma non ce l'avevano fatta con i soldi. Io fra me e me penso che sia un peccato avere una casa in seconda fila, già che sono così attaccate, ma poi penso anche che il vento deve essere fortissimo d'inverno perché km avanti, dopo i campi c'è dritto il mare. E in Bretagna il vento quando soffia forte, sradica gli alberi.

Però dico: e in questi campi gli alieni lasceranno i segni? (come in Signs, i
cerchi nel grano che ancora non si è capito da cosa siano generati, forse dai militari, come tutto del resto). Lei non mi sente\ascolta, e io lo ripeto, per farla ridere. Ma accenna un mezzo sorriso e continuiamo a camminare.
Passiamo in mezzo al fango, e mi fa vedere altre case + grandi. Mi dice che lì sarebbe stato davvero bello comprare, ma era assolutamente fuori da ogni portata. Le case questa volta sono su una fila sola e al sicuro, non in mezzo ai campi, scurissime, nere e bordot, attaccate le une alle altre, ma su diversi piani e larghe. A occhio sembrano case da almeno 6 grandi camere da letto ognuna + servizi vari.
Ritorniamo al viale alberato (o forse ci arriviaao adesso per la prima volta) e valda gioca spensierata con la sua palla rossa, con intorno altri cagnolini.
FINE
3. Sono in una città che non conosco o riconosco bene, probabilmente in Spagna, ma che dovrei conoscere, come se ci avessi abitato, quindi come se fosse Roma (e ridaje, lo so lo so..). Vado in motorino verso il posto dove lavoro (nella realtà a Milano) e dovrebbe seguirmi mia sorella, ma sbaglio strada e mi accorgo che cmq lei non è dietro di me. Faccio tutto il giro dell'isolato per le viuzze che girano un pò irregolari sperando di non perdermi ed eccomi al punto di partenza.
SEMI FINE
Norman, l'amico di Filippo, viene nel posto dove lavoro io e compra un paio di occhiali da vista. Scendiamo giù
in spiaggia, nel chiringuito che però è anche ristorante. Ma è inverno quindi non c'è musica, non ci sono clienti, il mare è grigio e la spiaggia è fredda. I proprietari messicani guardano la TV mentre mangiano e ci sorridono perché ormai mi conoscono. Scambiamo 4 chiacchere mentre Norman va via.
Il giorno dopo parlo al telefono con P.A., che non punto perché segreto, ma perché si chiama così. Abbiamo una bella conversazione, interessante, intelligente e un pò malinconica, ma non per quello che ci diciamo ma per come siamo noi con noi stessi. Questa volta è lui che lavora nell'ufficio vicino al mare e io sono a casa.
Il momento dopo facciamo qualche passo insieme sulla spiaggia, sempre in inverno, sempre davanti all'ufficio, con il vento che soffia, ma nessuna sensazione né di caldo né di freddo.
Il giorno ancora successivo parliamo ancora, ma il tono è completamente diverso. Mi fa capire che ci deve essere stato un malinteso, che lui non ci sta assolutamente provando con me e lascia intendere che il dubbio che io potessi aver frainteso gliela abbia insinuato qualcuno (che quindi io conosco). Mi dice che devo stare attenta quando ci scriviamo su skype perché appena lui lascia il suo posto al lavoro, lo prende il fratello e quindi rischia di essere disturbato dai miei msg o di farsi un'opinione sbagliata. In realtà non so bene che dire, perché io nemmeno ci avevo pensato alla tresca, ma soprattutto non avevo mai nemmeno lontanamente pensato che potesse farlo lui. Ma non dico niente, un pò perché non me ne da modo, e un pò perché a questo punto non mi interessa più rispondere. Mi limito ad annuire.
FINE