el barrio

martedì, 19 febbraio 2008

Sogno del 18.02.08 - Cannibalismo

Vedo in soggettiva una ragazza che con un paracadute atterra precisamente su l'unica isoletta sperduta in mezzo al mare. Esco dalla soggettiva e mi meraviglio di come sia riuscita nell'impresa.
Ora vedo dal TG che sono diverse le persone naufragate in quets'isola selvaggia di cui non si conosceva l'esistenza, distante dal piccolo pezzo di spiaggia dove è atterrata la prma.

Tutti i dispersi sono tumblr e al tempo stesso personaggi di Dawson Creek. Li guardo allla tv mentre il notiziario parla di strane sparizion. Chiunque tocchi il mare muore misteriosamente. Alla fine restano in due: un tumblr/dawson creek e Ignazio Nano, un tipo che conoscevo 7-8 anni fa. Mia sorella quando sente il suo nome mi chiama per avvertirmi, esterreffatta. Siamo nella casa a Roma. Lei in salotto con qualcuno e io che arrivo dalla cucina attraversando il corridoio buio dove si inciampa sui fili del telefono.

dawsonEntro nella stanza e guardo la notizia - nonostante sapessi già che Ignazio si trovasse sull'isola - mentre a bocca aperta vediamo la seguente scena: Ignazio Nano si avvicina all'ultimo tumblr/dawson creek (e forse proprio nelle sembianze di Dawson in persona) che lo spinge e lo fa finire in acqua - un fiume avvolto nella natura selvaggia - dalla quale spunta improvvisamente un ragazzino con i capelli neri lunghi fino a sotto le spalle, a petto nudo, con un coltello con il manico di corda in bocca e qualche collanina, che lo prende dalle spalle e lo tira giù rapidissimo senza farlo più riemergere.
Restiamo ad occhi spalancati mentre io penso: chissà come si sente in colpa l'unico sopravvissuto che ha ammazzato involontariamente anche l'ultimo che poteva fargli compagnia.

FINE

Sono in una casa di campagna dai muri spessi di pietra dipinta di bianco, di quelle che se ti appoggi ti lasciano l'alone di gesso sui vestiti. Dietro di me ci sono Mario Ravasi e mia sorella. Giochiamo in giro per la casa correndo per i lunghi corridoi, infilandoci nelle rientranze improvvise che incontriamo e salendo su tutte le scale a pioli. Io sono più avanti e loro, Mario in particolare, mi rincorrono. Sono già stata in quella casa, ma non ricordo tutti i particolari e le stanze come vorrei.

Alla fine ci troviamo quasi in bilico su una sorta di precipizio con una scala a pioli che arriva giù nel giardino degli inquilini del piano terra a roma. Mia sorella e Mario sembrano sentirsi a loro agio. Io mi accorgo che la scala è troppo corta. Per scendere bisogna appenderla attravreso un anello saldato nella scala da incastrare a un gancio della roccia, che ovviamente essendo naturale non è troppo preciso e rischia di farla uscire. Oltretutto la scala è corta e anche incastrata nel gancio balla a destra e sinistra. Li guardo un pò terrorizzata e mia sorella dice "sì perché mia sorella ha sempre avuto il terrore di non saper scendere dalle scale a pioli..". Alla fine riesco a bloccarla più o meno e mi sento un pò più sicura, uscendo dal panico, mentre loro due parlano di RCS e del fatto che ora lavoreranno insieme, facendomi sentire leggermente esclusa.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore febbraio 19, 2008 08:02 | link | commenti
categorie: casa, roma, amici, sogno, morte, dawson creek, cannibale, tumblr
venerdì, 04 gennaio 2008

Sogno del 03.01.08 - Inadeguatezza ma anche liberazione

Sono nella mia scuola del liceo, il Mamiani. Come spesso accade, e accadeva nella realtà, entro dall'ingresso dei motorini e non da quello principale.

La mia classe è all'ultimo piano. Non ci metto piede da anni e mi guardo un pò intorno. Mi è tutto abbastanza familiare ma non so l disposizione delle classi. Sono in ritardo. Entro in una classe e compilo il mio foglio excell. Per un motivo devo uscire, forse per andare in segreteria o non so dove. Quando vado per tornare in classe non la trovo più. Salgo e scendo le scale, sono lentissima, non riesco a correre e sento di non avere nemmeno un minuto da perdere prima che suoni la campanella.

Incontro Luca Famiglietti che a tratti mi accompagna per i corridoi, apparendo e scomparendo. Finalmente vedo dei cartelli che mi segnalano la 2 A dove devo andare. Più mi avvicino più mi rendo conto che la classe è stata spostata. Entro, ci sono studenti che stanno facendo lezione che vedendomi comparire mi dicono: no abbiamo scambiato le classi, la 2 A ora è dall'altra parte.

Sono sempre più di fretta, finalmente entro, recupero il mio foglio excell in mezzo alla confusione di una classe piena di gente che fa casino, come se fosse ricreazione.

Esco, prendo il libro di testo che ho comprato all'usato, entro nella seconda classe per la nuova lezione e l'unico banco disponibile è quello in fondo, accanto a Luca. Mi fa cenno di sedersi, ma mi sento un pò a disagio perché si comporta in modo strano nei miei confronti, quasi morboso.
Mi siedo comunque perché in ogni caso so di volergli bene. Vedo che apre il libro, lo confronto con il mio e anche se è tutto molto simile, nel mio tutte le figure sono riflesse, come se fossero viste attraverso uno specchio. Sono più sbiadite, come se fosse un'edizione di 50 anni prima, con le illustrazioni poco definite a contrasto con le sue brillanti e perfette.

Confronto le differenze, che ci sono. Tutte le sue pagine pari sono le mie dispari. Rifletto se sia il caso di cambiarlo o meno, pensando a quando la professoressa ci dirà studiatepagina 20 e la mia a chissà quale corrisponderà. Smadonno.

FINE

Sono con Roby.
Chiaccheriamo rilassati mentre facciamo altre cose seduti a un tavolo. Mi racconta con una naturalezza estrema della sua nuova ragazza. Mentre lo ascolto, sorpresa, mi accorgo di non essere più pervasa dalla tristezza o dalla gelosia. Accetto la cosa con il sorriso, sollevata e di nuovo, sorpresa.

(Il 3 gennaio è il compleanno di Roberto)

FINE

scritto da: elbarrio alle ore gennaio 04, 2008 13:03 | link | commenti (1)
categorie: amore, scuola, amici, liceo, sollievo, inadeguatezza, mamiani
domenica, 02 dicembre 2007

Sogno del 01.12.2007 - In breve

Sono a casa e vedo che l'ascensore è rotto. Mi citofona Mario e gli dico di aspettarmi giù. Non mi sente e chiama l'ascensore che, stranamente, parte. Mario sale va fino al un paio di piani sopra al mio, come se non riuscisse a fermarsi (ma soprattutto io vivo all'ultimo piano). Sento la sua voce forte che mi chiama e gli ripeto che l'ascensore è guasto, di aspettarmi quindi al piano terra. Dopo un secondo lo vedo andare giù quasi in picchiata tanto che mi preoccupo pensando che sia crollato. Mi affaccio per la tromba delle scale e vedo Mario uscire dall'ascensore incolume ma completamente sudato e sconvolto. Gli chiedo se stai bene, e con la faccia terrorizzata e uno sguardo strano mi dice "Sìsì tutto bene.." anche se è palesemente sotto shock.

FINE

La mattina mi sveglio e vedo che l'ascensore è davvero rotto e è per mezzo piano sotto terra, come se fosse crollato.

Esco di casa e vado nella piazzetta sottostante - che nela realtà non esiste, e assomiglia molto alla piazzetta ad Amsterdam dove ero stata anni e anni fa con il Danz. C'è un pò di gente che passeggia. Incontro Alexia che è frenetica e mi racconta del suo ragazzo.

FINE

Nei giorni precedenti:

shark-attack1Sono in giro e finisco allo IED. Tutti gli sono il prototipo del creativo alternativo. Capelli strani, vestiti assurdi, dipinti alle pareti, tavoli con tazze di caffè e mozziconi di canne. Salgo e scendo facendo un giro per le aule. In una ci sono dei ragazzi che mimano un balletto preso dalla TV. Penso fra me e me "ah ecco da dove ha copiato la scuola di Amici di Maria Dé Filippi". Continuo mentre mi interrogo se mi sarebbe piaciuto o meno fare una scuola del genere e se è giusto che abbia dei rimpianti. Tutte le persone che incontro ne parlano male, dicendo frasi tipo 'sta scuola è una merda.. prima era molto meglio.. i professori fanno schifo.. la mia arte la faccio da solo.. E mi chiedo cosa li cstringa a stare lì.

Esco nel cortile che si affaccia come una balcone su un porto. Una bambina mi taglia la strada camminando veloce e decisa con un panino alla nutella in mano. Mi sfiora e si butta di sotto. Ho paura che si sia suicidata e quindi schiantata al suolo, ma quando mi affaccio vedo che sotto, sul secondo gradone c'è un trampolino e subito sotto l'acqua del mare. Tiro un sospiro di sollievo e mi chiedo come faccia a nuotare con il pane in mano.

Mi voglio fare il bagno anche io. Sono con una persona che non ricordo, e mentre decidiamo se tuffarci o no vedo mia sorella che nuota. Mi dice che l'acqua è freddissima ma è bello lo stesso. In realtà il mare non sembra molto pulito. Siamo pur sempre in un porto. Dall'alto vedo degli squali e un polipo gigante attraverso l'acqua. Provo ad avvertire mia sorella che non mi sente fino a quando arriva al muretto del porto, sfiorata più volte dallo squalo. Le urlo di uscire subito ma lei, tranquilla e sicura mi dice, "Ma no sono solo razze..". Non ne sono troppo sicura, ma in fondo lei vive lì da più tempo di me, e quindi penso che sappia cosa dice.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore dicembre 02, 2007 19:19 | link | commenti
categorie: mare, scuola, arte, amici, sogno, sorella, squalo, suicida
mercoledì, 28 novembre 2007

Sogno del 28.11.2007 - Roberto galeotto

Roberto è in carcere per qualche giorno per una storiaccia di fumo. So che ha detto al padre che è a causa di non so quale problema con il passaporto e lui sembra averci creduto. E' e sono, ma separatamente sia nel corpo che nella mente, in attesa di sapere quando uscirà fiduciosi nella migliore delle ipotesi.

Nel frattempo sono a Parigi. Cammino per un viale che è a metà fra una città spagnola e una cittadina di mare, ma con le strade larghe e gli alberi che fanno ombra. Sono con qualcuno che non ricordo e incontro due turisti - una donna sulla mezza età e un altro/a - che mi chiedono dove sia un monumento francese famoso. La persona che è con me dice di non essere di Parigi ma gli indica più o meno la strada. La donna si infuria blaterando qualcosa a proposito del fatto che è stanca e che è tutto il giorno che cammina. La guardo un pò sconvolta ma continuo a camminare.

Sulla sinistra mi ritrovo un cancello enorme con al suo interno un cortile di una villa spaziosissimo. In effetti non si tratta di una villa ma di Versailles. Penso, maddai Versaille! Non ci sono mai stata, fammi dare un'occhiata cgià che sono qui. A questo punto sono sola. Entro e ho davanti a me una statua di un gallo, simbolo della Francia, alta circa 8-10 metri tutta d'oro scintillante e con i bordi delle piume ruvidi e arricciati come se fossero scaglie di cioccolato e che lo fa sembrare un personaggio di una fiaba d'altri tempi. Provo a fotografarlo con il cellulare ma fra il sole che batte e fa le ombre e la scarsa ampiezza dell'obiettivo non riesco a fare una gran foto.

Mentre sono lì mi telefona Filippo il quale mi dice che sia lui che Norman si sono iscritti in palestra. Sono sorpresa perché non è davvero il tipo, e siccome anche un altro amico mi aveva detto la stessa cosa un paio di giorni prima, dico quasi scocciata che forse dovrei iscrivermi anche io, altrimenti mi ritrovo senza nulla da fare. E poi aggiungo però, che ho già un altro impegno e non so come fare a far conciliare le due cose.

Appena metto giù penso all'ipotesi in cui Roberto dovesse rimanere in carcere e mi chiedo che cosa sarebbe successo se stessimo ancora insieme. Se l'avrei aspettato per 40 anni o meno, ma sono sicura che anche se faticoso gli sarei stata vicina. Il pensiero diventa realtà e ricevo una sua email. La mia mente vola per un secondo pensando a quanto siano evolute le carceri moderne da permettere internet ai carcerati, pensiero che si fonde con la possibilità di comunicare con l'esterno senza controlli.. Ma torno alla mia email.

jailMi dice che gli è stata confermata la pena - 40 anni per l'appunto - e io me lo immagino in una proiezione futura adulto e muscoloso in carcere con lo sguardo incattivito. In pratica molto diverso da come è in realtà. Mi viene il magone e non posso credere che sia vero anche se sento di aver avuto sempre questa paura. Mi chiedo cosa abbia detto al padre questa volta per non farlo preoccupare e per continuare a fargli credere che sia un bravo ragazzo. Continuo a leggere e le poche righe esprimono semplicemente con un tono disperato una ricerca di un contatto. Di nuovo immagino la mia vita accanto a un uomo, carcerato per 40 anni, e sospesa sul da farsi per un attimo, alla fine sembro pendere per la scelta più dolorosa ma l'unica da fare. Stargli vicino e sacrificare la mia libertà e vita per la sua.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore novembre 28, 2007 04:55 | link | commenti (1)
categorie: amici, parigi, sogno, carcere, droga
domenica, 16 settembre 2007

Sogno del 06.09.07 - Morti che ballano

Sono nell'ascensore del D Magazine, un negozio di Milano. L'ascensore diventa un treno diretto per Glasgow senza che io me ne renda conto, e non so come fare a scendere prima di arrivare in Scozia. Cerco il controllore che mi parla in scozzese. Sistemiamo la questione e il treno torna ad essere un ascensore.

Torno a casa e ci sono mia sorella e Luca - il fidanzato - che sta partendo per tornare a NY. Dopo un attimo sono su una spiaggia in cerca di una persona tramite la foto di una statua. Sono ovviamente in difficoltà, ma alla fine la trovo.

Sono con Alexia e il cugino più grande, un pò ciccione e non proprio sevglio, sempre sulla spiaggia. Decidiamo di noleggiare un pattino per tornare indietro alla spiaggia dalla quale arrivavamo Alexia ed io. Una volta dal bagnino Alexia ed io cambiamo idea e diciamo al cugino di parlare con lui e pagare il rientro solo per una persona, come se si pagassero tariffe diverse a seconda del numero dei passeggeri. Sullo sfondo c'è un luna park. La tipa che noleggia i pedalò è titubante nel darcene uno. Dice che una volta un tipo è arrivato per errore fino a Roma ed è stato un miracolo che non si sia perso in mare. Le correnti possono essere molto pericolose, ma alla fine sembra pensare: a vostro rischio e pericolo, io vi ho avvertito.
FINE

Sono in un palazzetto sportivo, tipo quello dove fanno in genere le gare di pattinaggio artistico. E' pieno di gente e tutti stanno guardando una gara di ballo. Io sono con mia sorella e Luca, e sparsi qui e la ci sono un pò di nostri cugini e zii. I microfoni dei cronisti commentano le figure acrobatiche; è un vero e proprio show con la musica che rimbombda dalle pareti. Parte il primo pezzo, ed è un rock. Ballano a coppie mio padre con mia zia Brigitte (morta), e mio zio George (morto) con sua moglie e mia zia Françoise (morta). Penso fra me e me che sia un vero peccato che mia mamma sia morta, perché ricordo che lei e mio padre erano bravissimi a ballare questa musican quando erano giovani.

Mentre lo spettacolo va avanti, mi alzo e mi sposto di qualche poltrona, restando in disparte e in silenzio, mentre mangio dlele ciliege scure e carnose. Ora è la volta degli anni '60. Scendono in pista Annie Gegere, amica di famiglia da lato francese, e commento fra me e me dicendomi che lei in quegli anni era già vecchia e che forse è stata sfortunata a beccare proprio quel ritmo. Invece sono tutti bravissimi. Sembrano dei professionisti, e sono tutti perfettamente coordinati, nonostante dovrebbe essere un'improvvisazione. Sento mia sorella super galvanizzata che commenta entusiasta mentre Luca la ascolta silenzioso. La sento che chiede a qualcuno dove io sia perché ha bisogno di qualcosa, ma io non sono dell'umore. Non ho voglia di comunicare e resto dove sono fino a quando mi vede e mi chiede delle ciliege, che le porgo controvoglia. Le finiscono. Luca deve partire il giorno dopo per rientrare negli Stati Uniti, ma ci dice che tornerà molto presto in Italia e che comprerà sin da ora tanti ticket così da risparmiare. La cosa mi fa pensare ma me lo tengo per me, in silenzio.

FINE

scritto da: elbarrio alle ore settembre 16, 2007 16:45 | link | commenti
categorie: amici, sogno, spiaggia, mamma, ballo, morti, gara, zii , cugini

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